SEQUALS

La villa di Sequals ha giacitura topografica incantevole. Si stende mollemente appié del suo colle il quale la protegge dai venti settentrionali e, sapendola innamorata del Sole, la lascia esposta al primo sorriso de’ suoi raggi, allo ardente amplesso del meriggio, e al mesto addio del tramonto.

Queste poche righe tratte dalla guida “Spilimbergo e suo distretto” del dott. Luigi Pognici del 1872 ben descrivono la splendida posizione geografica di Sequals. Con la sua chiesa bianca eretta ai piedi di dolci colline dalle mille sfumature di verde, a loro volta sovrastate dai monti azzurri delle Prealpi Carniche, Sequals appare a chi giunge fin qui per la prima volta effettivamente come una perla nel suo scrigno.Per alcuni studiosi, il toponimo di Sequals deriverebbe da “sex colles” oppure da “septem colles” - a contarle sembra quasi incredibile ma sono proprio sette come a Roma – ma più probabilmente vista la posizione deriva da “sub collibus” o “subcolles” (sotto i colli). Sequals in realtà è formato da quattro borgate: l’antico Borgo San Nicolò al quale si sono aggiunti Borgo di Mezzo, Borgo Fontana e Borgo Pozzo.

Entrando in paese, il serpeggiare delle strade conduce alla piazza centrale dove in mezzo ad una lunga aiola, tra pini altissimi, svetta a memoria dei caduti un obelisco in stile liberty abbellito con policromie di mosaico. 

Alzando gli occhi verso ovest, il visitatore scopre, posta su un’altura, la chiesa parrocchiale consacrata a Sant'Andrea (metà ‘700) alla quale si accede grazie ad una splendida scalinata panoramica. All'interno della chiesa sono conservate, oltre al prezioso fonte battesimale di Giovanni Antonio Pilacorte (fine ‘400), interessanti testimonianze d’arte pittorica, come un Ecce Homo del ‘600 o la pala con i SS. Sebastiano, Appolonia e Rocco di Giuseppe de Gobbis (1787), e musiva realizzate da artisti locali. Seguendo la tranquilla stradina che costeggia il muraglione ai piedi della scalinata, si passa davanti all'elegante Cjasa dal Diaul (ora sede del Comune) dai mirabili mosaici interni e si arriva in Piazza Municipio dove si erge, imponente, Palazzo Domini (1750) dotato di un cortile e di un porticato interno. La costruzione è arricchita da una chiesetta adiacente dedicata a San Pietro. Proseguendo la passeggiata verso nord in Borgo Fontana, scopriamo, quasi nascosta nel verde della collina, l’armoniosa facciata in pietra grezza del Palazzetto Cristofoli, abbellita da un doppio ordine di balaustre e da finestrelle poligonali. Tornando indietro verso la piazza e percorrendo la strada in direzione di Travesio, arriviamo nel borgo primitivo di Sequals, dove in fondo ad una graziosa piazzetta appare la chiesa di San Nicolò la cui origine risale all’inizio del 1200. Di notevole interesse sono l’altare in marmo settecentesco di provenienza veneziana e le opere pittoriche di Gasparo Narvesa degli inizi del ‘600 che rappresentano San Valentino e San Floriano.

Fino agli anni Venti del Novecento, il Comune di Sequals contava tre frazioni: Solimbergo, Lestans e Vacile. Quest’ultima, più vicina a Spilimbergo, chiese e ottene di essere staccata da Sequals nel 1924.

Il territorio sul quale si estendono Lestans e Solimbergo è, dal punto di vista della preistoria, il più importante non solo della provincia ma di tutto il Friuli. Sono state individuate quattro necropoli, una " villa rustica " e sei insediamenti più modesti di epoca romana imperiale, attestanti una discreta pianificazione agraria, ma soprattutto sono venuti alla luce reperti del periodo musteriano (paleolitico medio: 80.000 - 30.000 anni fa). Le attestazioni diventano sempre più numerose via via che si scende al Neolitico, all'età del Bronzo, alla civiltà dei "castellieri". Molti sono i reperti di epoca medievale, soprattutto longobardo - carolingi ritrovati presso Solimbergo (castello e cappella di Santa Fosca) e Lestans (colle di San Zenone).

Sequals e le sue frazioni meritano una sosta attenta perché il visitatore troppo frettoloso potrebbe non cogliere subito le bellezze sia quelle architettoniche che paesaggistiche che lo circondano. Una bella gita in bicicletta, tra le viuzze strette e appartate dai centri, lo porterebbe invece a rasentare vecchi muri di pietra pieni di storia, a soffermarsi davanti ad antichi affreschi murali o mosaici e tranquilli giardinetti, a scorgere particolari che in un altro modo non potrebbe afferrare. Seguendo le stradine di campagna, il nostro visitatore potrebbe scorgere cento paesaggi diversi: dalle roste del torrente Cosa, ai sentieri del col di San Zenone, a quelli del col Palis tra Sequals e Solimbergo, al greto del Meduna.

Greca in mosaico che decora la facciata della Cjasa del Diaul (ora sede del Municipio), utilizzata da Giandomenico Facchina per l'ornamento del Trocadero costruito per l'esposizione universale a Parigi del 1878 e demolito nel 1937 per lasciare spazio all'attuale Palais Chaillot.  


PRIGIONIERO DI GUERRA (PRIMA GUERRA MONDIALE)

Silvio Mongiat (1889-1964), prigioniero di guerra in Ungheria, invia a sua madre Giovanna Facchina (1857-1935) questa missiva in data 15 settembre 1918.

Alla fine del conflitto, la città ungherese di Somorja dove era tenuto prigioniero, fu occupata dalla truppe cecoslovacche e fu contesa tra la Cecoslovacchia e l'Ungheria fino al 1945. Adesso la cittadina di Šamorín fa parte della Slovacchia.      

Nel cimitero di Sequals è possibile vedere la tomba di famiglia dove, assieme alla madre e al padre Francesco (1843-1917), riposano anche i due fratelli citati nella lettera, Pietro (1876-1959) e Galileo (1882-1960).

 

(Courtesy Andrea De Toni, Spilimbergo)


SEQUALSESI IMPEGNATI IN GUERRA NEL 1942

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima fila in alto a sinistra: Tesan Ido -  Dorigo Angelo - Moro Michele

Prima fila in alto a destra: Cristofoli Sante - Galante Carlo - Pellarin Angelo

Seconda fila: Anese Vittorio - Anese Giovanni - Anese Bruno - Anese Pietro - Alfredo Odorico - Beltrame Veri - Belia Antonio - Bertin Pietro - Bertin Ferruccio - Bernardin Giovanni - Bortoli Lorenzo - Bortoli Amerigo

Terza fila: Bolzan Angelo - Bruni Domenico - Bruni Pietro - Cenedese Aurelio - Cenedese Virginio - Colesan Celeste - Colesan Luigi - Colesan Clemente - Colesan Domenico - Corazza Oscar - Corazza Gino - Corazza Olindo - Corazza Oreste - Crovato Pietro

Quarta fila: Confortin  Amedeo - Confortin Riccardo - Confortin Rocco - Confortin Rosso - Confortin Umberto - Cristofoli Giuseppe - Cristofoli Antonio - Cristofoli Antonio - China Giovanni - China Romolo - DeNardo Francesco - Del Bianco Domenico - Fabris Severino

Quinta fila: Ferrarin Clemente - Ferrarin Mario - Fossaluzza Sergio - Galante Giovanni - Galante Cesare - Geremia Ruggero - Martinuzzi Luigi - Mongiat Domenico - Mongiat Aldo - Moro Virginio - Moro Umberto - Pavan Neldo - Pavan Antonio - Pantarotto Luigi

Sesta fila: Vincenzo Odorico - Giuseppe Odorico - Pellarin Gino - Pellarin Giacomo - Pellarin Gino - Poli Ennio - Sartori Lino - Sartori Antonio - Sartori Vittorio - Spadotto Erminio - Spadotto Marino - Zilli Silvano

Settima fila in basso: Tesan Sante - Toson Rino - Toson Dante - Toson Italico - Toson Iginio - Tossut Aldo - Tossut Francesco - Tracanelli Pietro - Tracanelli Alessandro - Zecchinon Alberto 


IL TERREMOTO

Sequals all’indomani del 6 maggio

La scossa tellurica iniziata alle 21.00’24’’ durò circa un minuto. L’intensità registrata era superiore a 4,9 sulla scala Richter (ottavo/decimo grado della scala Mercalli). Altre di minore intensità seguirono. L’iniziale sgomento lasciò posto alla paura. La gente smarrita, disorientata e spaventata si riversò nelle strade buie dei paesi, giacché la corrente era saltata dappertutto, cercando di mettersi al riparo o di salvare i propri cari scomparsi sotto le macerie. A Sequals la macchina dei soccorsi si mise velocemente in moto. Il sindaco, Giacomo Bortuzzo,  perlustrò immediatamente l’intero comune a bordo di una Cinquecento portando i primi soccorso ai feriti ed invitando la gente con un megafono a non rientrare nelle loro abitazioni e a recarsi nella tendopoli subito messa a disposizione dalla locale caserma militare A. Sanpaoli del XIX Gruppo di Artiglieria. Il 7 maggio con le prime luci dell’alba, si scoprì l’immane portata della tragedia: il terremoto aveva colpito 137 comuni su un’area di 5.725 km² distruggendo i comuni di Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Vito d'Asio e molti altri paesi della pedemontana. Si contarono 926 vittime e migliaia di feriti; 70.000 persone avevano perso la loro casa e 5.000, per via della distruzione delle fabbriche e aziende, il loro lavoro. Si calcolò che in totale i danni sarebbero ammontati a mille miliardi di lire.

L’emergenza

Se nel Comune di Sequals il bilancio dei feriti fu relativamente modesto con circa una quindicina di feriti, la situazione si rivelò gravissima per quanto riguardava il patrimonio edilizio che andò distrutto per il 40% e per il resto gravemente danneggiato: 381 edifici (di cui 2 pubblici) furono completamente distrutti, 433 risultarono gravemente danneggiati e 107 lievemente danneggiati. Con il Decreto Legge n° 227 del 26.05.1976, Sequals fu dichiarato comune disastrato a seguito degli eventi sismici. Un migliaio di persone non avevano più una casa e dovevano essere ricoverate in alloggio provvisori. Si procedette quindi subito all'installazione di tendopoli sia a Sequals, nel campo sportivo, che nelle frazioni di Solimbergo, in via Garibaldi, e Lestans presso le scuole elementari. Centinaia di tende vennero fornite dall'Esercito, dalla Base americana di Aviano, dalle base aeronautiche di Treviso e Rivolto, da cittadini privati e dal Ministero degli Interni. Questi paesi improvvisati furono forniti di mense, servizi sanitari e logistici indispensabili e in ogni frazione una tenda fu adibita a chiesa. In ogni tendopoli venne nominato un responsabile per la distribuzione dei pasti forniti dalle Forze Armate  e l’organizzazione della vita quotidiana in generale. Da parte sua l’Amministrazione Comunale era continuamente in attività: ai vari consiglieri venne attribuito un compito specifico per fare fronte alla situazione con particolare riguardo all'assistenza, alla viabilità, al coordinamento, al pronto intervento per eliminare il pericolo di epidemie. Il Sindaco e i suoi collaboratori erano sempre in contatto con le autorità regionali, la Prefettura e il Centro di Coordinamento per dare le principali direttive sugli interventi, per formulare le richieste di soccorso e per inoltrare i primi dati relativi all'emergenza. Benché fossimo a maggio le condizioni climatiche ben presto si deteriorarono. La pioggia e il freddo cominciarono a rendere la vita nelle tendopoli molto difficile ed accelerarono la voglia di ritornare al più presto alla normalità nelle proprie case. Con l’estate, anche grazie ad un apposita Legge Regionale che concedeva contributi, si cominciò a provvedere “di bessoi” ai primi lavori di riparazione mentre per alleviare i disagi della popolazione che temeva l’avvicinarsi dell’autunno e della cattiva stagione, si procedette all'installazione dei prefabbricati.  La scossa del 15 settembre rappresentò per Sequals e l’intero Friuli il colpo di grazia  ed annullò del tutto i progressi realizzati aggravando, se possibile, ancora di più la situazione. Si decise di spostare le popolazioni stremate nelle zone balneari del Friuli e del vicino Veneto. Il Comune di Sequals, dove 1.400 persone erano senza tetto, aderì all'esodo inviando le persone anziane, i bambini e le loro madri, in tutto circa 200 persone, a Jesolo in attesa che fosse ultimata la costruzione delle case prefabbricate dove tutti rientrarono alla primavera del 1977. In totale 980 persone furono alloggiate in 292 alloggi prefabbricati.        

La solidarietà

In quel periodo molti furono i gesti di solidarietà da parte di privati, o enti italiani e stranieri che affluirono in Friuli sotto forma degli aiuti più vari come la spedizione di vestiti e cibo, l’assistenza e il volontariato e naturalmente l’invio di soldi. Il Comune di Sequals ricevette più di 658 milioni di lire in interventi e offerte che vennero utilizzati per scopi sociali, assistenziali e per l’emergenza. Tra i principali benefattori ricordiamo l’Associazione Comuni d’Austria che permise la costruzione di 9 mini alloggi, il Rotary Club International per la costruzione di 6 alloggi e l’Associazione Nazionale Alpini per 4 alloggi, la Chiesa Evangelica Svizzera per la costruzione della scuola materna di Lestans, la Caritas per la costruzione delle chiese prefabbricate provvisorie e l’Associazione Camere Commercio Italiane che agevolò la costruzione di negozi. Molte altre ditte e associazioni, tra cui vari Fogolârs sparsi per il mondo, contribuirono al ripristino della vita normale nel Comune di Sequals. Anche l’Ente Friuli nel Mondo, attraverso il suo Presidente Ottavio Valerio, assieme all’Ente Nazionale Lavoratori Rimpatriati e Profughi e al Fogolâr Furlan di Roma diedero un  contributo fondamentale in particolare per la costruzione della Casa di Riposo denominata “Casa dell’Emigrante” realizzata su un terreno donato dalla sig.ra Agnese Del Turco, vedova dell’ing. Cesare Carnera. 

La ricostruzione

Dopo il terremoto, la situazione di Sequals era desolante. Centinaia di case distrutte erano riverse  a terra o così mostruosamente lacerate da essere irrecuperabili. Presto iniziò l’operazione di bonifica che prevedeva il trasporto delle macerie alle discariche e la distruzione delle case pericolanti. Vennero demoliti su ordinanza 487 edifici giudicati non recuperabili e pericolanti, dopodiché si provvedete ai lavori di riparazione delle abitazioni parzialmente agibili e a quelli di ricostruzione delle case che erano state distrutte o abbattute. I lavori di ricostruzione, gestiti dall'Amministrazione Comunale, furono molto veloci e in meno di 10 anni Sequals e le sue frazioni furono completamente rimessi in piedi. Cinquecentotrentadue abitazioni furono riparate (109 dei quali dal comune su delega dei proprietari), 287 furono ricostruite (di cui 6 dal comune su delega dei proprietari), 46 alloggi danneggiati furono oggetto di adeguamento antisismico. 12 edifici pubblici e/o di uso pubblico furono oggetto di riparazioni o ricostruzione: in particolare le Scuole elementari di Sequals, di fronte al Municipio, vennero completamente ricostruite e aperte nel 1977. Dal punto di vista del settore economico, 76 attività produttive dei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio,  vennero riparate e/o ricostruite aiutando in questo modo la ripresa dell’occupazione.

A Sequals la ricostruzione seguì un piano urbanistico ben preciso basato sul principio di una maggior sicurezza alle aree abitative, del recupero del patrimonio edilizio esistente, della costruzione del nuovo rispettando le tradizioni architettoniche locali, di un nuovo equilibrio tra le aree urbanizzate e i servizi collettivi con la creazione di spazi verdi e piccoli giardini, della tutela delle aree suscettibili di sviluppo agricolo e della creazione di una zona industriale.

Anche il patrimonio artistico e storico locale gravemente danneggiato venne quasi completamente recuperato con l’aiuto di tutti gli organismi competenti come il Genio Civile di Pordenone, la Soprintendenza regionale e la Curia Vescovile di Pordenone. In particolare si procedette allo stacco e alla ricollocazione degli affreschi cinquecenteschi dell’Amalteo nel coro della Chiesa Parrocchiale di Lestans. Furono ristrutturare e riparate tutte le chiese e chiesette del Comune. A Solimbergo si dovette ricostruire completamente il campanile e restaurare la casa canonica di particolare pregio storico e architettonico. L’ultra centenario muraglione in sassi che sosteneva il terrapieno della Chiesa Parrocchiale di Sequals fu ricostruito. Furono mirabilmente recuperati anche edifici storici come il Palazzo Municipale e la Villa Savorgnan di Lestans, e vennero riparate e catalogate alcune case private in quanto esempi dell’architettura legata ai valori ambientali, storici ed etnici locali.

Per non dimenticare

Nel 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì la medaglia d’oro al merito civile alla Regione Friuli Venezia Giulia e ai Comuni maggiormente colpiti dal terremoto del 1976, tra cui Sequals, che “con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontavano la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico, Splendido esempio di valore civico e d'alto senso del dovere, meritevole dell'ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta”. 

Una su mille

Erano quasi le nove di sera ed era stata una giornata stranamente calda e afosa per un 6 maggio. Anche se era ancora molto presto, Adelina, 66 anni, aveva deciso di andare a riposare. Dopo aver salutato suo marito Valentino, era salita per le scale di granito rosa che portavano al primo piano della casa. Come sempre era passata davanti al laboratorio dove Valentino, mosaicista ormai in pensione, passava gran parte delle sue giornate a creare quadri con tessere multicolori per amici e parenti, e aveva percorso il corridoio che portava alla sua camera. Stava già per mettersi a letto quando la voce potente e autoritaria di suo marito la distolse dal suo intento: “Adelina! Ven ju! Al è rivât Damo. Ven a fa il cafè!” Questa visita serale inattesa dell’amico di famiglia fu la salvezza di Adelina Durat in Cristofoli: appena uscita dalla camera, il pavimento, la casa e la terra cominciarono a tremare; i suppellettili e oggetti vari cominciarono scivolare e a cadere al suolo; le pareti si creparono scricchiolando; i calcinacci caddero con gran fracasso; le finestre sbatterono facendo scoppiare i vetri; i tetti delle case centenarie si sfondarono. Al boato della scossa che stava martoriando il Friuli si mescolarono il rumore della distruzione degli oggetti e delle case e le grida della gente impaurita che tentava di scappare uscendo fuori all'aria aperta o rimaneva prigioniera sotto le macerie. Passata la scossa si scoprì che metà del soffitto della camera della signora Adelina era caduto proprio sul lato del letto in cui era solita dormire. Se non fosse scesa, non avrebbe sicuramente avuto scampo. Sfortunatamente il 15 settembre il destino – implacabile - non fu così clemente con Adelina. Mentre stava chiacchierando con un vicino, rimase travolta dalla parete della casa confinante con la sua abitazione, che le crollò addosso con la scossa delle ore 11.00.  Fu l’unica vittima in tutto il Comune di Sequals, la sola sui 1005 morti del sisma di 40 anni fa.

Nella prima foto i resti della casa franata sulla sig,a AdelinaDurat  Cristofoli. 

Alcune case del Ghet: nella seconda foto, la casa centenaria della famiglia Cristofoli che successivamente verrà demolita. Altre case di costruzione più recenti (4^ foto), invece sono ancora lì.

La Fontana Del Turco a ricordo delle vittime 

Nel 2016, in occasione del 40° anniversario del terremoto, l'amministrazione comunale ha dedicato la restaurata fontana Del Turco a Adelina Durat e a tutte le vittime del sisma. 


Sequals visto dal Cret