LESTANS

La frazione di Lestans, posta in prossimità del greto del torrente Cosa, dista circa 5 chilometri a est da Sequals e si sviluppa interamente lungo la via Dante che trova la sua ideale conclusione nella piazza I Maggio dove spicca, maestosa, Villa Savorgnan.

L'origine di Lestans (toponimo prediale in –anu da Estius cioè territorio di Estius, quindi "estianus") risale alla colonizzazione romana (I°-II° sec. d.C.). Nel Medio Evo il paese è soggetto dapprima ai Signori di Castelnovo (ministeriali del Patriarca di Aquileia), quindi ai conti di Gorizia e infine, per decreto dell’Imperatore Massimiliano d’Austria, ai conti di Savorgan. Intorno alla metà del XIV secolo, Lestans intensifica il suo sviluppo urbanistico. Di quell'epoca è, in effetti, la deliziosa chiesetta di San Zenone, costruita nel verde del colle tra Sequals e Lestans sulle fondamenta di una chiesa precedente che risaliva all'alto medioevo, e presso la quale sono stati trovati reperti preistorici, romani e longobardi. Circa in quello stesso periodo viene rinnovata la parrocchiale di Santa Maria Assunta. Tra il 1535 e il 1551, il coro della chiesa viene mirabilmente affrescato con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, dalla Creazione fino alla Resurrezione di Cristo ed alla Incoronazione della Vergine, realizzate da Pomponio Amalteo, genero del Pordenone. Gli affreschi che sembravano irrimediabilmente persi dopo le violenti scosse del terremoto del 1976 sono stati pazientemente recuperati e riportati al loro antico splendore.

Nel Cinquecento viene edificata anche Villa Savorgnan. A seguito di un incendio che ne causò la quasi distruzione durante una lotta tra i Savorgnan e nobili locali, la Villa è ricostruita tra il XVII e XVIII secolo secondo lo stile veneto. All'interno, la Villa è stata impreziosita da terrazzi alla veneziana ricchi di motivi ornamentali. Oggi l’edificio, di proprietà del Comune, ospita attività culturali e ricreative nonché una raccolta archeologica dedicata a reperti locali e, all'ultimo piano, una mostra relativa alla civiltà contadina a cura della Somsi di Lestans. Presso la sede della Società Operaia, in Vicolo Latteria, è inoltre possibile visitare una mostra didattica sugli antichi mestieri.

A Lestans è particolarmente evidente la volontà espressa dall'allora Amministrazione Comunale di ricostruire e ristrutturare le case, dopo il terremoto del 1976, secondo la tradizione architettonica locale evitando alcune libertà e interpretazioni moderne che avrebbero compromesso l’armonia del paese. Lungo Via Dante si possono così ancora ammirare alcuni antichi portoni sovrastati da mascheroni lapidei realizzati nell'Ottocento dalle sapienti mani degli scalpellini del luogo. 

Per la presenza di un’antica cava di pietra sulla collina di San Zenone, Lestans diede i natali a molti scalpellini che con la loro bravura seppero raggiungere fama e successo anche all'estero. Il più celebre tra loro è sicuramente il Cav. Giovanni Ciani (Lestans, 1847 – 1924). Figlio di un maestro scalpellino, all'età di 14 anni Giovanni Ciani si reca a Vienna e lavora al Teatro dell'Opera, frequentando pure le scuole serali di modello e disegno. Di ritorno in Italia, si specializza nella produzione del marmo che lo porta a lavorare per la nobiltà austriaca e ad installarsi a Praga, attratto dalla proposta di lavorare alle decorazioni del Teatro nazionale boemo. Partecipa a varie esposizioni, conseguendo diplomi e medaglie mentre l’Imperatore d’Austria gli conferisce il titolo d'Imperiale e Regio Maestro Scalpellino di Corte. Filantropo, Giovanni Ciani fonda nel 1898 a Praga l'Associazione Italiana di Soccorso con lo scopo di "soccorrere cittadini italiani indigenti e colpiti da sventura che abbiano stabile dimora in Praga e sobborghi o vi siano di passaggio", e a Lestans, è tra i fondatori della Società di Mutuo Soccorso e della Latteria. Su un terreno di sua proprietà viene costruito l’Asilo Infantile. La sua Villa è oggi sede della biblioteca comunale e ospita la Biblioteca del CRAF Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia. 

Mascheroni in Via Dante


ARCHEOLOGIA A LESTANS

Dal 1991 presso Villa Savorgnan è possibile visitare una raccolta archeologica con oggetti risalenti dal periodo della preistoria fino a quello del Medio Evo, rinvenuti tra il Meduna e il Tagliamento nel corso di scavi autorizzati e coordinati dalla soprintendenza ai beni archeologici del Friuli Venezia Giulia e ai quali hanno partecipato i volontari del Gruppo archeologico "Archeo 2000". La raccolta è stata integrata nella rete museale "Lis Aganis" dell'Ecomuseo regionale delle Dolomiti Friulane.


LA CHIESETTA DI SAN ZENONE

(contributo di Paolo Dalla Bona) 

La vita di San Zenone, vescovo di Verona dal 362 al 371 d.c. è avvolta nella leggenda. Pare fosse originario della Mauritania e per questo fu anche detto "il Vescovo Moro". Secondo le fonti storiche visse in austerità e semplicità, e siccome pescava il pesce per il proprio pasto nell'Adige è considerato il protettore dei pescatori d'acqua dolce. Nell'iconografia viene rappresentato con il pastorale e un pesce. La presenza di una ricca fauna ittica nella palude di Sequals, probabilmente, fece decidere al fondatore di questa chiesa di intitolarla a San Zenone. Prime notizie storiche di questo oratorio risalgono al 1289 (..1289 - 16 Febbraio, Nodaro Giacobino di Vibron.., per un lascito testamentario da parte  di Enrico di Lestans a diverse chiese fra le quali la chiesa di S.Zenone.) 

Nel 1999 venne fatto un saggio di scavo archeologico curato da Fabio Piuzzi nell'aula (A), nell'abside (B) e nella sacrestia (C). Ciò ha permesso di mettere in luce, anche se marginalmente, le fasi storiche dell'edificio. La chiesa di cui si fa riferimento nel documento del 1289 è quella con l'abside poco profonda tratteggiata in rosso e inglobata nell'attuale aula (A), costruita su un edificio precedente più antico, distrutto e obliterato di cui si conservava solo un stretto muro e un pavimento di incerta datazione. La pietra della mensa dell'attuale altare, che reca scolpite delle croci patenti, è in realtà la riutilizzazione di una  pietra sepolcrale (resti della tomba del fondatore?).

Questa chiesa venne completamente demolita e sostituita dall'edificio attuale  munito di navata ad aula unica, antistante porticato (D), abside quasi quadrata (B) e retrostante  sacrestia (C). La presenza di due monete d'argento, rinvenute in strato, suggerisce la ricostruzione alla seconda metà del XIV secolo, termine "post quem" , per l'edificazione della chiesetta nella forma che vediamo. Opera successiva  è lo stemma affrescato sopra il portale d'ingresso ("jus patronato" dei Conti Savorgnan, giurisdicenti sulla Villa di Lestans dall'inizio del XVI secolo).

A nord, a poca distanza dall'oratorio, è stato individuato un insediamento di epoca romana imperiale. Fra i ritrovamenti, due monete in bronzo dell'imperatore romano Valente (364-378 d.C.), e vari reperti esposti nel museo di Villa Savorgnan. Questo sito ha avuto anche una continuità di frequentazione nell'alto medioevo, lo testimoniano i ritrovamenti di una placchetta matrice in bronzo rappresentante i Re Magi ed Erode in trono con labaro,  e una matrice di crocetta in bronzo, databili all'VIII - IX sec.d.C.  Queste matrici furono utilizzate per decorazioni  a sbalzo da un orafo di probabile scuola longobardo-carolingia cividalese, trasferitosi in questo insediamento (copie di questi reperti si trovano presso la Raccolta Archeologica di Villa Savorgnan di Lestans e gli originali presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli).  

La festa di San Zenone potrebbe avere origini medievali, forse partendo dalle mostre delle cernide richieste dai Conti Savorgnan che nel ‘500 si tenevano la prima settimana di Maggio proprio presso l’oratorio di San Zenone. In tale occasione, i capi famiglia, facenti parte delle cernide (milizie costituite durante il dominio del nostro territorio sotto la Repubblica di Venezia, che annualmente avevano l'obbligo di addestramenti militari territoriali) dovevano presentarsi muniti di schioppo alla parata agli ordini del capitano del Castello di Castelnovo. Non abbiamo testimonianze oltre a questo avvenimento militare che si svolgeva ogni anno, ma possiamo pensare, che oltre alla parata, ci fosse una messa dedicata a San Zenone ed un fuori porta delle famiglie di Lestans e dei paesi vicini che seguivano i militari coinvolti nell'addestramento. Dato che questa manifestazione militare cadeva ogni anno, si può ipotizzare che in seguito divenne una tradizione radicata nel ritrovo delle famiglie del paese in questo bel luogo ricco di natura e storia.

Planimetria della chiesa:  tratteggiato in rosso le vecchie strutture emerse durante  lo scavo nell'aula A delle strutture più antiche. B abside; C.  sacrestia.

 

 


I BELGRADO

 


LA GRANDE GUERRA A LESTANS

Il fronte italo-austriaco assestato lungo il rive dell’Isonzo dal mese di maggio 1916 fu sfondato dagli austriaci con la disfatta di Caporetto, il 24 ottobre 1917. Seguì una disastrosa ritirata che coinvolse molti paesi friulani e tra questi Lestans: gli austro-tedeschi che avevano forzato il Tagliamento tra Cornino e Valeriano durante la notte del 2 e 3 novembre ingaggiarono e vinsero una violenta battaglia sulla collina di San Zenone. I combattimenti e gli attacchi aerei di quei giorni furono cruenti e il bilancio molto pesante: ben 8 abitanti di Lestans, tra cui tre bambini tra i 6 e 11 anni furono mortalmente colpiti ed andarono ad allungare l’elenco delle vittime di questa sanguinosa guerra. 

Seguono alcuni appunti di Don Brusadin, allora parroco di Lestans ritrovati nell'archivio della chiesa:

3 giugno 1915: Corpus Domini: Niente processione per ragione di pubblica sicurezza. Gli aeroplani austriaci di guerra potrebbero lasciar cadere dall'alto qualche bomba. Tale è il minacciato pericolo ad evitare il quale sono sospese le processioni.

Febbraio 1916: l paese - Lestans - è spopolato di uomini o per essere sotto le armi, o per essere a lavorare alle trincee. Il concorso alle funzioni continua scarso ancora nonostante il monito della guerra.

Novembre 1916: Il nostro territorio è invaso dai Tedeschi-Austriaci ancora dal due Novembre 1917. Siamo sotto il Governo Tedesco-Austriaco. Molti sono i profughi del paese e dei dintorni che ancora non sono ritornati in patria, molti internati dallo stesso Governo Italiano per lavori di trincea sul Piave e Po (dai 15 ai 60 anni). I paesi sono desolati. 
Più di 12 case in Lestans furono rovinate da granate nei giorni di maggior combattimento e cioè 1-2-3 Novembre. Una navata venne pure colpita da una granata laterale a ½ giorno della Chiesa Parrocchiale ma fu restaurata dalla popolazione per ordine del Comando Germanico. I vetri tutti, letteralmente tutti andarono infranti ad eccezione del vetro di S. Antonio di Padova.

Notandum sui soldati caduti del 21 settembre 1919: Nel 2 novembre 1917 furono uccisi più che un centinaio di soldati nel combattimento. Parte di questi furono sepolti nel 4 novembre 1917 in cimitero alla presenza del sottoscritto, gli altri furono sepolti dove ebbero la morte e cioè sulle colline - lungo il Cosa - in campagna - in orti. Nel mese di agosto 1919 e settembre (millenovecentodieci-nove) furono trasportati in casse apposite, dalla Croce Rossa in cimitero ad est (n.48 nel cimitero vecchio n. 22 nella parte nuova del cimitero - Totale n. 70). In due tombe furono sepolti ufficiali e militari prussiani = tombe Ciani = Lestans 1 settembre 1919. Don Luigi Brusadin.

Ottavio Bottecchia a Lestans

Il 4 novembre 1917 troviamo a Lestans un giovane bersagliere ciclista specializzato nelle esplorazioni d'assalto, assegnato al Corpo d'armata speciale del generale Di Giorgio. E' munito di una bicicletta militare Bianchi che dotata di mitragliatrice e di tutto l'equipaggiamento militare arriva a pesare ben 30 chilogrammi. Si tratta di Ottavio Bottecchia, futuro vincitore del Tour de France nel 1924 e 1925. Per il comportamento tenuto in quella giornata, gli viene assegnata la Medaglia di Bronzo al  valore militare: "Con calma e ardimento sotto il violento fuoco nemico aggiustava tiri efficacissimi e falcianti con la propria mitragliatrice, arrecando gravi perdite all'avversario e fermandone l'avanzata. Costretto più vole ad arretrare, incurante del pericolo portava seco l'arma e tornava a postarla aprendo sempre un fuoco violento sul nemico. Lestans, 4 novembre 1917".

 Immagini sotto tratte da Sot la Nape Rivista Furlane di Culture, Società Filologica Friulana, Udine n. 2 del 2016

Le tavole pittoriche del marmista Giuseppe del Fabbro (1885-1938) che abitava nei pressi di Villa Savorgnan ritraggono la piazza di Lestans in due momenti cruciali della Grande Guerra: la prima raffigura la fuga degli italiani davanti all'avanzare delle truppe nemiche dopo la disfatta di Caporetto; la seconda con la data del 4 novembre 1918 rappresenta il ritorno dell'esercito italiano vittorioso e in particolare dei cavalleggeri di Saluzzo (che in realtà entrarono a Lestans nella serata del 2 novembre qualche ora dopo la carica di Tauriano).

Elenco dei civili morti a Lestans nel periodo 1917-1918

Cognome e Nome - Età - Data di morte

Bertussi Armellina - 77 anni - 02-11-1917

Bertin Margherita - 41 anni - 02-11-1917

Liva Vincenzo - 44 anni - 02-11-1917

Melocco Giuseppe - 64 anni - 04-11-1917

Tomat Pietro- 68 anni - 04-11-1917

Tomat Antonio - 11 anni - 12-11-1917

Toppan Pietro - 10 anni - 14-11-1917

Toppan Gioacchino - 6 anni - 14-11-1917

Margarita Giovanni - 15 anni - 12-12-1917

Peressin Maria - 45 anni - 28-01-1918

Melocco Giovanni - 75 anni - 16-09-1918

Nel cimitero di Lestans è stata depositata una targa alla memoria dei soldati austro-ungarici caduti durante la guerra sul territorio del paese e in particolare sulla collina di San Zenone. Si racconta a tal proposito che l'Imperatore Carlo I si sia recato in ispezione proprio sul Colle di San Zenone in occasione della Battaglia del Solstizio. Sarà vero? Sarà solo una leggenda metropolitana? Fatto sta che il treno imperiale austro-ungarico transitò e si fermò nella stazione di Spilimbergo proprio nel mese di giugno 1918. Forse il successore di Cecco Beppe è veramente passato da queste parti?

 

 


L'EMIGRAZIONE  - LESTANESI IN NORMANDIA

I pionieri

I primi lestanesi che arrivarano in Francia subito dopo la fine della prima guerra mondiale parteciparono ai lavori di ricostruzione nel nord della Francia, in  Picardia e nel Pas-de-Calais. Francesco Rigutti (Checo Pitis) ed alcuni giovani come Francesco Bortolussi, Giovanni Cian (detto il Moru), Pietro Sartor (detto Pier Plomb), Giovanni Bonutto ed altri facevano parte di questi pionieri. Molti di loro furono poi chiamati da Domenico Cargnelli (detto Meni Brusavin) che si trovava a Le Mans per lavorare, dal 1919 al 1922, alla costruzione della nuova fabbrica automobilistica Renault. Cargnelli formò un'intera squadra di operai, tutti originari di Lestans, che venne impiegata anche in altri cantieri di Louis Renault in Normandia durante i primi anni Trenta, prima nella Manica, sull'Isola di Chausey, quindi a Herqueville dove molti finirono per installarsi definitivamente. In questi lavori vennero impiegati un centinaio di operai tra i quali una ventina di lestanesi che erano già presenti sull'Isola di Chausey dieci anni prima: oltre a questi Mattia Bortuzzo, Angelo Cargnelli, Tiziano Cian, Francesco Bonutto, Elvio Bonutto, Giuseppe Serafin, Berto Liva, Domenico Chivilò, Angelo Fornasier e suo figlio Giuseppe, Giovanni Lenarduzzi, Luigi Cian (Dato), Luigi Cargnelli, Francesco Zavagno, Primo Zilli, ecc. Alcuni scelsero successivamente di andare a Parigi o nella sua periferia e di installarsi lì definitivamente; tra questi Francesco De Paoli (Checo Luca), Enrico Lenardon (Pul), Angelo Martinuzzi (Ghit), Giovanni del Zot. Molti invece preferirono sparpagliarsi in tutta la Normandia. Fu così che alcuni andarono a Le Havre, come Attilio Liva che vi creò la sua impresa edile. Altri si fissarono invece a Deauville, come Gagliano Cargnelli che lavorò alla manutenzione del centro balneare e venne raggiunto dopo la seconda guerra mondiale dal fratello Guerino. Qui molti lestanesi lavorarono sotto la guida del Cargnelli alla costruzione della stazione ferroviaria. Sempre nel dipartimento del Calvados, a Lisieux, gli ultimi tagliapietra lestanesi ebbero modo di lavorare alla costruzione della monumentale basilica dedicata a Santa Teresa del Gesù Bambino inaugurata alla presenza del futuro papa Pacelli nel novembre 1937. A Cléon, nei pressi di Elbeuf, poco distante Rouen, si installarono Luigi Cian con la sua famiglia e Nicola Bonin che lavorarono nel porto di Dieppe e alla costruzione dei moderni edifici balneari che lo circondano.

 

La vita degli emigranti

Rouen e la sua periferia furono una delle zone in Normandia in cui la presenza friulana e lestanese fu, nel periodo tra le due guerre mondiali, particolarmente numerosa.

Due grandi impianti industriali (Entreprise des Travaux Publics Morineau e Hauts Fourneaux) situati a Grand-Quevilly, per la scarsità della manodopera locale dopo la prima guerra mondiale, ricercavano infatti operai stranieri, e in particolare operai del nord Italia noti per la loro serietà e bravura.

L’impianto metallurgico Hauts Fourneaux, sorto nel 1917 su 80 ettari tra le Senna e la ferrovia per produrre ghisa a acciaio,  impiegava nel decennio 1920-1930 quasi 900 persone di cui, si stima, quasi certamente la metà erano italiani. Per offrire condizioni di vita decenti a questi uomini che spesso erano costretti a dormire, almeno nei primi tempi, nelle stazioni ferroviarie e in vagoni abbandonati, la ditta creò per i suoi operai degli alloggi raggruppati in quartieri chiamati “cités”. In realtà all'inizio degli anni Venti si trattava di tristi baraccopoli dove le condizioni di vita erano assolutamente pessime, ma ben presto in queste “cités” che formavano la Colonia Italiana si svilupparono le basi per creare una vita sociale più piacevole e sopportabile. In un vecchio orfanotrofio comprato dalla ditta per i suoi operai vennero realizzati una cappella, un’infermeria, una mensa, una sala spettacoli, una scuola, un locale docce e perfino un campo di calcio.

Anche l’Entreprise des Travaux Publics Morineau, specializzata a quell'epoca nella costruzione di  ponti e strade, forniva ai suoi dipendenti, quasi unicamente italiani, delle casette di legno prefabbricate che venivano smontate e trasportate nei diversi cantieri. All’inizio degli anni Trenta Morineau realizzò un quartiere operaio stabile, poi creò per gli italiani il quartiere “Villanettes”. Le abitazioni furono acquistate dagli operai. Dopo la seconda guerra mondiale, un'altra città operaia venne costruita con una cappella di cui oggi rimane solo una statua. 

Un altro centro della Seine-Maritime ad alta concentrazione friulana e lestanese fu la cittadina di Petit-Couronne dove alla fine degli anni Venti venne costruito un immenso impianto di raffineria, l’attuale Shell. In realtà tutto il dipartimento da Rouen a Le Havre, seguendo la Senna, era disseminato da industrie chimiche e metallurgiche che attiravano un abbondante manodopera italiana. Molti friulani trovarono così lavoro anche nelle acciaierie di Grand-Couronne o ancora nella fonderia di Saint-Etienne-du-Rouvray.

Visto che le ditte assicuravano che il lavoro sarebbe stato garantito per vari anni, a poco a poco, gli uomini cominciarono a fare venire in Francia anche le loro famiglie. Fu così che arrivarono in Normandia anche le mogli, i figli, a volte appena nati, e addirittura gli anziani genitori che i nostri compaesani non volevano lasciare soli in Friuli. Questi gruppi familiari venivano per la maggior parte ospitati nelle baracche di legno o di lamiera che gli operai avevano a disposizione nelle vicinanze dei cantieri se non addirittura all'interno dei cantieri stessi. L’impatto con questi tristi alloggi di fortuna, minuscoli e privi di ogni confort, era spesso traumatico per le donne non abituate ad una realtà così diversa da quella lasciata al paese. Ma passati qualche mese o al massimo qualche anno, i risparmi messi da parte consentivano ai nostri friulani di acquistare delle abitazioni più dignitose fuori dai quartieri operai, accelerando in questo mondo la loro integrazione nella società francese. Alcuni uomini sposarono donne francesi. Per loro, quando l’Italia fascista dichiarò la guerra alla Francia, la decisione fu semplice da prendere e molti  rimasero lì dove si erano creati una posizione. Quelli che invece avevano ancora la famiglia e la casa in Italia preferirono tornare in Friuli nell'attesa di tempi migliori.

 

La Ricostruzione

Questi uomini dovettero aspettare quasi 6 anni prima di poter rifare le valigie e riprendere la vita dell’emigrante andando a lavorare alla ricostruzione delle zone distrutte dalla guerra come appunto la Normandia le cui maggiori città, come Rouen e le Havre, erano praticamente rase al suolo. Per il governo francese la ricostruzione della città di Le Havre divenne una priorità nazionale. Incaricate della ricostruzione furono due ditte locali: la Gagneraud e la Thireau-Morel. Per fronteggiare la mole considerevole di lavoro e risolvere il problema della mancanza di manodopera locale, queste ditte dovettero ricorrere ad operai stranieri, in prevalenza italiani, inviando tramite i conoscenti rimasti in Francia e gli uffici di collocamento (attraverso gli uffici consolari locali) dei contratti di lavoro.I friulani che si erano specializzati in tutti i mestieri dell’edilizia furono tra i più reclutati: si stima che, tra il 1945 e il 1970, il 38% degli italiani che lavoravano per la Gagneraud arrivavano dal Meridione e il 37% dal Friuli, tra di loro una piccola colonia arrivava in particolare da San Giorgio della Richinvelda. Molti lestanesi furono invece impiegati dalla Thireau-Morel e lavorarono in importanti cantieri.

La reputazione che la Thireau-Morel acquisì a livello nazionale grazie a queste opere gli consentì di espandere le sue attività su tutto il territorio francese. Fu così che molti dei nostri compaesani ebbero modo di lavorare alle sue dipendenze anche in altre regioni, in particolare nel nord-est della Francia.

Gruppo di operai provenienti da Lestans in posa per una foto nelle Isole Chausey, Manica, dove si trovava il castello di Louis Renault.


LA SECONDA GUERRA MONDIALE A LESTANS

A sud di Lestans (nell'attuale zona industriale), durante la seconda guerra mondiale il campo chiamato "le ragonazze"  veniva usato come pista per gli atterraggi e i decolli degli aerei leggeri impegnati nel conflitto. Nel 1942 venne costruito dagli operai della Todt un piccolo rifugio antiaereo molto stretto, lungo una decina di metri e servito da due ingressi con scale ripidissime, che serviva da riparo ai militari tedeschi che gestivano la pista. Il tunnel, abbandonato dopo la guerra, è stato recuperato e valorizzato dai volontari della SOMSI di Lestans.

Rifugio antiaereo, zona industriale


PRIGIONIERO DI GUERRA (SECONDA GUERRA MONDIALE)

Ottorino Peschiutta (1922-1991)

(Courtesy Andrea De Toni, Spilimbergo)


LA LOTTA CONTRO IL CEMENTIFICIO

Il 29 aprile 1969 viene costituita a Pordenone da un gruppo di industriali veneti (con l'appoggio della Regione FVG attraverso la finanziaria Friulia) la Friulana Cementi Spa con lo scopo di realizzare uno stabilimento per la produzione di 3 milioni e mezzo di quintali di cemento all'anno. Per costruire il cementificio – che doveva essere il primo di 5 - viene scelto il territorio posto nel comune di Travesio distante 1,5 m dal confine con il comune di Sequals.

L'impianto (per il quale erano state promesse 130 assunzioni) entra in produzione il 12 settembre 1971 nonostante l'assenza di un certificato di agibilità. Subito una fine polvere di cemento si deposita su un raggio di 6 chilometri intorno all'edificio (sconfinando anche sui comuni di Pinzano e Castelnuovo del Friuli) su tutto quello che esiste: macchine, case, orti, campi, vigneti, animali, persone. L'aria diventa irrespirabile causando problemi respiratori di tipo asmatico. Le galline muoiono e le mucche si ammalano per aver mangiato mangimi e foraggi inquinati e non producono più latte. Si moltiplicano i casi di appendicite tra i bambini (20 nei primi 44 giorni di produzione).

Il 7 ottobre al Cinema Cargnelli a Lestans nasce il “Comitato di lotta per la difesa dell'economia e contro l'inquinamento atmosferico”. Il 9 ottobre viene redatta una petizione diretta alla Regione, al Sindaco di Travesio e alle autorità governative. Visto l'aggravarsi della situazione nonostante le ripetute rassicurazioni dei dirigenti della Friulana Cementi, il 25 ottobre viene deciso il blocco del cementificio e il sindaco di Travesio ne decreta la chiusura nell'attesa di ulteriori controlli. A novembre la Regione autorizza la ripresa della produzione del cemento. Il 25 dello stesso mese, 43 giorni dopo l'entrata in produzione, la popolazione scende nuovamente in piazza con trattori e carri agricoli e blocca il cancello d'ingresso allo stabilimento chiedendo che la commissione incaricata dei controlli finisca il suo lavoro e decreti la sospensione della lavorazione. Per giorni e notte viene montata la guardia. Viene installata una capanna, poi una tenda, dove i manifestanti trovano riparo fino a quando la commissione non emette il suo verdetto: il cementificio avrebbe dovuto rimanere fermo un anno, tempo necessario all'installazione delle apparecchiature e filtri utili ad impedire l'inquinamento con una spesa preventivata di mezzo miliardo di lire e nessuna garanzia di successo. Il 30 novembre il sindaco di Travesio emette la seconda ordinanza di chiusura del cementificio.  

Davanti alle minaccia di licenziamento dei 70 dipendenti assunti, i partiti politici e i sindacati si mettono in moto suscitando altri timori nella popolazione locale che sospetta taciti accordi per fare riaprire l'impianto e salvaguardare l'occupazione. Nel mese di ottobre 1972 la commissione nominata dalla Regione redige una relazione che porta alla riapertura dell'impianto. Dal 28 ottobre ricomincia l'assedio al cementificio. Da una parte, i manifestanti che di notte trovano riparo all'interno di una vecchia corriera, dall'altra le forze dell'ordine. Il 30 ottobre mentre si tiene il Consiglio Comunale, 500 persone si radunano davanti allo stabilimento protestando contro qualsiasi accordo. L'intervento dell'amministrazione comunale mette fine alla manifestazione alle 23.00 mentre il presidio davanti al cementificio viene sospeso il 2 novembre con la promessa di intervento del prefetto di Pordenone. Tuttavia La popolazione continua a vigilare, presidiando quotidianamente la zona al punto che il presidente dell'azienda finisce col denunciare trenta lestanesi accusati di “violenza privata e arbitraria invasione di azienda industriale”. 

Vengono potenziati i filtri ma senza risultati evidenti. In primavera il Prefetto di Pordenone accetta la richiesta di un periodo di prova di lavorazione. Le prove di collaudo sono fissate per il mese di maggio. Il 12 maggio vengono denunciate altre 8 persone. Automaticamente 80 compaesani si autodenunciano per i medesimi fatti. Le manifestazioni riprendono con più forza. Il 23 maggio intervengono le forze dell'ordine con agenti del battaglione celere di Padova e i carabinieri del battaglione mobile di Gorizia armati di mitra, scudi e fucili con cariche lacrimogene e posti di blocco sulla Clauzetto-Spilimbergo. Al suono delle campane della chiesa, gli uomini del paese raggiungono le donne e i bambini che presidiavano le barricate. Il sindaco Giacomo Bortuzzo riceve l'ordine di dare lettura al provvedimento di sgombero emesso dalla Procura della Repubblica. Quando le donne e i bambini iniziano a stendersi per terra, le forze dell'ordine danno la carica. Risultato: 19 feriti tra manifestanti e poliziotti/carabinieri. I picchetti, le barricate e il presidio della fabbrica continuano a maggio e giugno quando avviene il primo arresto. La notte tra l'11 e il 12 agosto viene fatto esplodere un ordigno nella cabina elettrica del cementificio. Un atto di violenza che viene immediatamente condannato dal Comitato. Una settimana dopo torna la celere che alle 5.45 del 23 agosto rimuove il blocco con l'intervento di 400 tra carabinieri e poliziotti. Il 24 agosto una delegazione di lestanesi viene ricevuta dal neoeletto presidente delle Regione Comelli. Due giorni dopo un altro gruppo si reca in rappresentanza a Pordenone e riesce a parlare con Toros, ministro friulano per le Regioni presente all'apertura della Fiera Campionaria, che promette il suo impegno. Nel frattempo l'attività del cementificio continua, apparentemente a rilento durante il giorno ma a pieno ritmo durante la notte. Il 12 settembre il Comitato indice una marcia della pace. L'indomani una delegazione di lestanesi incontra il Procuratore delle Repubblica Marasco chiedendogli la cessazione dell'attività del cementificio.

A settembre il Comitato ottiene l'appoggio di un gruppo di legali che intendono fare applicare la legge sanitaria del 27 luglio 1934 che inseriva i cementifici tra le industrie pericolose. La prima udienza nel confronto dei dirigenti del cementificio è fissata al 17 ottobre 1973 poi rinviata, per motivi di salute presentati dal consigliere delegato imputato, al 27 novembre successivo. Quel giorno 92 abitanti di Lestans assieme all'amministrazione comunale si presentarono come parte civile al Cinema Castello di Spilimbergo, scelto dal Pretore come sede del dibattimento per accogliere più facilmente anche i 94 testimoni chiamati a deporre, i 15 avvocati delle parti civili, i tre avvocati dell'imputato e i cinque avvocati del responsabile civile dell'azienda. Ma l'atmosfera in paese non si rasserena, anzi...

Il 3 febbraio 1974 di mattina presto sono arrestati con l'accusa di “aggressione a una guardia giurata del Cementificio di Lestans, sequestro di persona, rapina aggravata e lesioni” 2 abitanti di Lestans e uno di Ampiano (peraltro gravemente ammalato) che vengono portati al carcere del Coroneo di Trieste. Saranno assolti il 19 ottobre successivo per non aver commesso il fatto, non senza aver passato tuttavia rispettivamente 4, 10 e 16 giorni in prigione. Sempre in febbraio,  il giorno 10, Lestans è isolato da 200 uomini delle forze dell'ordine e il presidio installato sul territorio del comune di Travesio di fronte allo stabilimento viene rimosso con la motivazione dell'occupazione continuata a aggravata dei terreni pubblici. I lestanesi non si arrendono e per tutta risposta l'indomani installano una tenda su un terreno di proprietà di un compaesano consenziente e quando anche la tenda viene rimossa il 26 febbraio dai vigilantes assunti dalla direzione del cementificio,non resta a chi è di turno che trovare riparo nel sacello di Sant'Antonio!

Finalmente arriva il 22 maggio 1974, giorno della sentenza. Dopo tre ore di camera di consiglio, il consigliere delegato della Friulana Cementi è condannato a 20 giorni di arresto "con la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena" e assieme alla ditta al risarcimento dei danni alle parti civili. La vittoria è sommessamente incassata dai lestanesi poiché la Friulana Cementi fa subito ricorso in appello. L'installazione di ulteriori altri strumenti di filtraggio migliora solo modestamente l'inquinamento atmosferico. Un anno dopo, nel aprile '75, l'azienda è costretta per via della crisi economica, questa volta, a spegnere il forno di cottura e a mettere i lavoratori in cassa integrazione a tempo indeterminato. Nell'ottobre dello stesso anno viene emessa a Pordenone la sentenza del processo d'appello dove viene attenuata la responsabilità del consigliere delegato e annullata quella del presidente della Friulana Cementi. Il Comune di Sequals e i cittadini fanno ricorso alla cassazione. La vittoria definitiva arriva a Roma il 6 aprile 1976 quando viene respinto l'appello del consigliere delegato e confermata la condanna del presidente della Friulana Cementi. Sarà purtroppo una vittoria di breve durata: solo un mese dopo il fiato dell'orcolat spazza via tutti i fiumi inquinanti e il Friuli si ritrova confrontato alla devastante forza della natura. Adesso la forza di volontà e il coraggio che la gente di Lestans ha dimostrato di possedere negli ultimi cinque anni nella lotta al cementificio dovranno essere impegnati alla ricostruzione del loro paese... ma questo è un altro capitolo della storia di Sequals.

 

Elenco delle parti civili e i loro avvocati

Giovanni Bortolussi, Pietro Polli, Onorina Zilli e Galliano Tomat

(avvocati Bruno Malattia, Riccardo Tomè e Antonio Pollini)

Mario Valeri, Francesco Brovedani, Aurelio Zorzi, Giraldo De Franceschi e Giovanni Battista D'Andrea

(avvocati Bruno Malattia e Nicola Lombardi)

Gino e Lina Beltrame, Speranza Tomat ved. Liva, Rina Tomat ved, Zavagno, Giovanni Martinuzzi, Ivanoe Bozzer e Angelo Melocco

(avvocati Bruno Malattia, Ennio Ronchitelli, Riccardo Tomè)

Irma Battistella, Olivo Battistella e Maria Bozzer

(avvocati Bruno Malattia e Ennio Ronchitelli)

Onorino Castellan, Cristoforo Toneatti, Angelo China, Renato Beltrame, Bruna De Franceschi e Elio Facca

(avvocati Bruno Malattia e Antonio Pognici)

Angelo D'Andrea, Guerrino Catterli, Guerrino Gargnelli, Domenico Cargnelli e Luigia Cossarizza

(avvocati Bruno Malattia e Antonio Pognici)

Attilio Bagnariol, Pierino Bagnariol, Antonio Bruno Bonutto, Antonio Bozzer, Narcisio Ramiro Romio e Vittorio Toppan

(avvocati Alfino Toscano, Loris Fortuna e Franco Vampa)

Elio Facca, Irene Fiorissi, Armando Michelin, Avellina Rosi, Aleandro Zilli e Enrico Zilli

(avvocati Alfino Toscano, Franco Vampa e Loris Fortuna)

Armando Cargnelli, Luigi Cargnelli, Antonio Fornasier,Rodolfo Fornasier, Pietro Liva, Alfredo Zannier e Albina Colautti ved. Tomat

(avvocati Alfino Toscano, Alberto Malagugini, Franco Vampa)

Giovanna Bortuzzo, Antonietta Bozzer, Giovanni Covre, Ferruccio Lenarduzzi, Giobatta Lenarduzzi, Luigi Lenarduzzi e Mattia Lenarduzzi

(avvocati Alfino Toscano, Giovanni Facanzani e Franco Vampa)

Giovanni Zilli, Guido Giusti, Natale Petracco, Amedeo Martinuzzi, Primo Cescutti, Anacleto Bagnariol, Alfonso Dalla Bona e Domenico Silveri

(avvocati Franco Brovedani, Nicola Lombardi e Antonio Pognici)

Jolanda Margherita Battistella, Romeo Fornasier, Niccolò Venuti, Romano Zinelli, Giuseppe Venuti e Giacomo Bozzer

(avvocati Franco Brovedani, Nicola Lombardi, Antonio Pognici)

Maria Toffolutti, Egidio Cozzi, Mario Colavin, Lidia D'Andrea, Giacomello ed Emilio Del Frari

(avvocati Franco Brovedani, Nicola Lombardi e Antonio Pognici)


SEGNI DEL TERREMOTO A LESTANS

 

(Dall'archivio fotografico Somsi di Lestans)


Veduta di Lestans dalla collina di San Zenone